Duilio e la sindrome di Asperger
Donald Gray Triplett è uno Statunitense cui è stato diagnosticato per la prima volta l’autismo, ovvero la sindrome di Asperger.
La diagnosi fu fatta da Leo Kenner ed è stato etichettato come “Caso 1”. Il termine autismo in senso moderno è stato utilizzato per la prima volta da Hans Asperger nel 1938.
Questa sindrome fu poi meglio denominata come “disturbi dello spettro autistico” ed è un disturbo del neuro sviluppo che coinvolge principalmente linguaggio e comunicazione, interazione sociale, e si evidenzia con interessi ristretti, stereotipati e comportamenti ripetitivi.
In seguito si passò a indicare una specifica sindrome patologica nel 1943 proprio ad opera di Kenner il quale parlò di “autismo infantile precoce”.
I genitori dei bambini autistici di solito notano i primi segni entro i due anni di vita e comunque la diagnosi certa può essere fatta solo entro i trenta mesi di vita.
Le cause della sua manifestazione sono ancora sconosciute, divise tra cause neurobiologiche costituzionali, e psico ambientali acquisite.
Duilio era un bambino autistico. I genitori si erano accorti della sua diversità già prima che compisse un anno. Non giocava ed era ripetitivo nelle azioni e nelle sue poche parole. Era un bimbo meraviglioso, con i capelli biondi scuri, ricciuti e folti. Gli occhi grandissimi e color nocciola. Aveva un visetto da bambolotto. Paffutello, perfetto nelle forme.
Quando qualcuno gli si avvicinava, si ritraeva e non voleva parlare con nessuno.
“Diulio!” diceva la mamma, “Guarda c’è la nonna, vai con la nonna.”
Macché! Il bambino non voleva, e restava attaccato alla gonna materna.
Verso i tre anni uno zio gli regalò un semplice puzzle che rappresentava il volto della Madonna. Riuscì a comporlo in due minuti, lasciando i suoi genitori esterrefatti.
Sempre a tre anni lo portarono a un matrimonio. Duilio durante il pranzo di convivio, restò tutto il tempo seduto a un tavolo e gli dovette dare da mangiare suo padre.
Il bimbo adorava il nonno materno. Ne avvertiva l’amore profondo e gli piaceva andare a passeggio con lui. Aveva fiducia in questa persona, lo ascoltava, faceva quello egli chiedeva.
Quando Duilio compì quattro anni, lo portarono da un pediatra specialista in disturbi dello sviluppo. Questi escluse ogni possibile causa del vaccino esavalente sulla condizione autistica di Duilio. Si concentrò invece sui disturbi del sonno, dell’alimentazione e i ritardi del linguaggio. Nel frattempo il bambino era divenuto sempre più scontroso e introverso. Non parlava ed era eternamente distratto.
A cinque anni i genitori lo portarono in un asilo privato e Duilio fece come un pazzo quando mamma e papà se ne andarono. Scappava e non voleva restare lì assolutamente.
Tanto che lo tolsero dall’asilo e restò a casa con la madre.
A sei anni però dovette assolutamente andare in prima elementare. Rientrava nell’obbligo scolastico e lo inserirono in una classe, dove c’erano altri due bimbi
disabili. Nel frattempo era divenuto più alto e sempre più bello. Duilio aveva un viso d’angelo e degli occhi enormi.
Con gli altri bambini non andava mai d’accordo, era taciturno e restava con la testa bassa, appoggiata sul leggio.
“Avanti su, Duilio, disegna, prendi la matita, ” diceva la maestra. Macché, lui continuava a stare con la testa sul leggio e non si muoveva.
L’insegnante faceva eseguire sui quaderni dei semplici esercizi di prescrittura. Niente, Duilio restava immobile, assente, svagato. Poi un bel giorno la maestra iniziò a scrivere sulla lavagna dei numeri, invitando tutti i bambini a copiarli. Erano tutti i numeri da 1a 10.
- 2 -3 -4 -5 -6 -7 -8 -9 -10
Duilio non scrisse nulla, però all’improvviso esclamò:
“55”
La maestra restò basita, con la bocca aperta. Non parlava e aveva gli occhi spalancati. Poi chiese: “Duilio scusa, cos’è 55?”
Risposta : “ La somma di tutti quei numeri.”
L’insegnante era sempre più esterrefatta.
“Bravo! Giusto! La somma dei numeri da uno a dieci è cinquantacinque! Ma tu scusa Duilio, come fai a saperlo immediatamente?”
Risposta: “ Lo so.”
Nella classe era sceso il silenzio più assoluto e i bimbi guardavano prima la maestra e poi Duilio.
La maestra, per alleggerire l’atmosfera, disse : “Ho capito. Tu sei proprio bravo Duilio!”
Fra sé, la povera donna pensava che in tutta la sua carriera scolastica, non avesse mai assistito a una scena come quella.
Qualche giorno dopo, la maestra incontrò i genitori di Duilio e narrò loro l’accadimento. Quei signori espressero la loro meraviglia e incredulità.
“No, no, non vi meravigliate. A volte i bambini autistici dimostrano la loro genialità. Duilio, che è sempre muto e apparentemente assente, ha rivelato il suo enorme acume
proprio in questa occasione.”
Il padre, con espressione abbattuta e triste, esclamò:
“Signora maestra, io desidererei che Duilio fosse molto meno geniale e molto più normale. Insomma un bambino come tutti gli altri!” |